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Se siete ancora in ferie, o comunque godete ancora il mare, il sole e il riposo vi consiglio un’ottima lettura “Alieni: Un incontro annunciato”, l’ultimo libro di Roberto Pinotti. Roberto Pinotti non ha bisogno certo di presentazioni, è attualmente il maggior esperto italiano di fenomeni UFO e non solo, sociologo, politologo, giornalista scientifico è stato consulente del progetto SETI e fondatore in Italia nel 1967 del CentroUfologico Nazionale , con il quale ho collaborato per circa un anno. Ho avuto la fortuna di incontrarlo diverse volte e di pranzare con lui e mi ha sempre sorpreso la sua mente razionale e acuta, la professionalità con cui svolge studi e indagini senza mai superare limiti che non li sono consentiti, cosa che non sempre succede in questo campo.
In questo suo ultimo volume ci parla soprattutto di CIA e Intelligence, lasciando ampio spazio a quelle che sono state le sue esperienze personali in molti anni di ricerca e di avventure. Molto interessanti anche i capitoli riguardanti gli USO, la vicenda “UMMO” e gli approfondimenti sul fenomeno delle autocombustioni di Caronia. In fondo come sempre una serie di appendici da leggere tutte di un fiato e comprendenti fra le altre cose la sequenza in ordine cronologica degli eventi anomali nel Triangolo delle Bermuda ( 300 casi ) e dei Fenomeni lunari transitori dal 1540 al 1967 ( 600 casi).
Vi lascio con una frase riportata anche questa nell’appendice del libro:
“Quello che ho visto non si può spiegare nè tirando in ballo aeromobili convenzionali, nè tantomeno con meteoriti, fenomeni ottici dell’atmosfera o il pianeta Venere. E’ antiscientifico negare la possibile esistenza di forme di vita extraterrestre.
Clyde W. Tombaugh (Astronomo statunitense, scopritore del pianeta Plutone)
Vi riporto un articolo uscito in queste ore su alcune testate giornalistiche, viene da chiedersi: è il risultato di studi di retroingegneria?
Il primo UFO è terrestre
Roma – Chi si illudeva che il primo UFO sarebbe arrivato da Vega dovrà ricredersi: viene dalla Cina. Quello che è stato definito “velivolo simile agli UFO” ha un diametro di 1,2 metri, può volare ad un’altezza di mille metri e ad una velocità massima di 80 chilometri l’ora. Il disco che vola autonomamente è stato sviluppato da una società cinese, la Harbin Smart Special Aerocraft Co Ltd, che stando alle fonti locali avrebbe investito nel progetto una cifra pari a circa 3,2 milioni di euro, e 12 anni di lavoro da parte dei propri ingegneri. Stando alle poche informazioni disponibili, il velivolo può essere controllato da remoto oppure può percorrere un volo in base ad una rotta prestabilita.

A cosa può servire? Le sue destinazioni d’uso vanno dalla fotografia aerea alle rilevazioni geologiche, fino all’illuminazione di emergenza. In realtà un dispositivo di questo tipo, dotato evidentemente di una cam capace di scattare fotografie, può rappresentare un investimento interessante per le forze dell’ordine che intendano sorvegliare da remoto determinate zone. Qualcosa del genere, con scopi assimilabili a quelli dell’ufetto cinese, è già in sperimentazione in diversi paesi: piccoli dispositivi aerei capaci di sorvolare le città in qualche caso anche silenziosamente possono offrire un’assistenza impagabile ad investigatori di mezzo mondo.
fonte: Punto Informatico





