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Quando certe affermazioni a farle sono ex astronauti, non possono passare inosservate. Dopo quelle di Edgar Mitchell fanno seguito le nuove dichiarazioni di Buzz Aldrin, ex astronauta statunitense nonchè secondo uomo a mettere piede sulla Luna. L’astronauta in un’ intervista televisiva rilasciata a CSPAN’s Washington Journal ha dichiarato che esiste un misterioso “monolite” su una luna di Marte, Phobos. La particolare struttura dell’oggetto non può non farci chiedere: “Chi lo ha messo li? L’universo? Oppure Dio?”. Oltre quindi a Marte anche Phobos sembra nascondere misteri.
Sotto il video dell’intervista:
Si trova nella galassia di Andromeda, è sei o sette volte più grande di Giove e ruota attorno a una piccola stella che è appena la metà del Sole: è il primo pianeta mai osservato in una galassia diversa dalla nostra Via Lattea e lo ha individuato il gruppo italiano dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) presso l’Università del Salento, a Lecce. Il nuovo mondo si trova a mille anni luce dalla Terra. A dare la notizia fra gli altri il sito www.repubblica.it .
Come quindi era già stato previsto anche le altre galassie oltre la nostra Via Lattea sono ricche di pianeti, inizia quindi la gara per la scoperta di pianeti extra-galattici ed aumentano le probabilità che possa esserci la vita al di fuori del nostro pianeta.
04 giugno 2009. L’uomo non è il solo essere vivente intelligente a popolare l’Universo. Nonostante gli scienziati non abbiamo prove tangibili ed inconfutabili sull’esistenza di altri inquilini cosmici, aumentano le probabilità che lassù, tra le stelle, vi siano sistemi planetari simili al nostro, in grado di ospitare forme di “vita organica”. La conferma indiretta, secondo Phillipp Richter, astrofisico dell’università di Potsdam (Germania) che abbraccia e sostiene le teorie del collega Frank Drake, scienziato statunitense convinto dell’esistenza di migliaia di civiltà intelligenti nella sola Via Lattea, è la stessa conformazione del cosmo e la dinamica che innesca continuamente la nascita di nuovi sistemi planetari simili al nostro.
Nella Via Lattea vi sono migliaia di mondi popolati da specie aliene intelligenti – Richter, specializzato nella ricerca sul gas interstellare, durante un convegno nella cittadina alle porte di Berlino ha spiegato che dopo l’origine del cosmo, il gas era costituito soltanto da idrogeno e parti di elio. Dopo alcuni milioni di anni dal Big Bang si accesero poi i primi soli, che dispersero nello spazio carbonio, idrogeno e altri elementi fondamentali più consistenti. Da questo momento in poi, secondo la teoria dell’astrofisico, nello spazio si formarono dei “giganteschi dischi” al cui interno, proprio come per le prime stelle, si accesero nuove stelle. Tale fenomeno si ripete continuamente: “Solo nella Via Lattea tra le quattro e le diciannove volte all’anno”. All’interno dei “dischi” si ammassano a questo punto gli atomi più pesanti e l’idrogeno non ancora disperso: nascono così i pianeti simili alla Terra, ma anche a Marte e Venere.
Su un fatto sembrano essere tutti d’accordo da i più scettici scienziati della scienza ufficiale all’ultimo degli ufologi, la probabilità che esistano altre specie viventi oltre la nostra nell’universo è altissima. Ciò su cui dissentono è che questi possano riuscire a coprire le enormi distanze che ci dividono e giungere fino da noi. Sono circa 100 miliardi le stelle che formano una galassia ed è stato calcolato che esistano almeno 100 miliari di galassie. Una stella su 10 potrebbe avere un sistema planetario e solo pochissimi di questi pianeti potrebbero avere le condizioni per ospitare la vita e la vita intelligente. Rimane comunque l’altissima cifra di stelle e galassie che fa restare alta la probabilità di vita extraterrestre. Altro fattore fondamentale per il contatto è il tempo, potrebbero essere già nate, sviluppate ed estinte civiltà extraterrestri che quindi non potrebbero più entrare in contatto con noi.
Ancora una volta le foto che ci arrivano dal pianeta Marte fanno gridare all’Ufo, stavolta però non sarebbe un oggetto vaolante, ma lo scheletro di un alieno. La foto scattata dal famoso ‘rover’ spirit nasconderebbe dietro le apparenze di una roccia i resti di un alieno. Addirittura c’è chi riesce a fare un’analisi approfondita dichiarando che “Lo scheletro è di 15 centimetri con due occhi a 5 centimetri di distanza fra loro. La capacità cranica è approssimativamente di 1400 cc – scrive – si intravede quella che sembra una piccola bocca appuntita, quindi è probabile che questa creatura sia carnivora”. Ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni, per quanto mi riguarda credo che sia l’ennesimo abbaglio che porta a screditare lo studio dell’ufologia e di tutti coloro che vi si avvicinano in modo serio e scientifico. Se qualcuno cerca la prova della esistenza degli extraterrestri gli conviene cercare altrove.

Le hanno chiamate super-Terre e sono tre pianeti extrasolari per la prima volta scoperti tutti insieme attorno ad una altra stella, nel caso specifico l’HD 40307 nella costellazione del Pittore e distante dalla Terra 42 anni luce. L’autore della scoperta è un personaggio notissimo, Michel Mayor dell’Osservatorio di Ginevra , a cui si deve il ritrovamento nel 1995 del primo pianeta extrasolare attorno a Pegasi 51. Per dire come questa ricerca sia cambiata e si sia potenziata, Mayor ha presentato ad una conferenza in corso a Nantes addirittura la scoperta di 42 pianeti extrasolari individuati negli ultimi mesi. Ma la più sensazionale è senz’altro la tripletta del Pittore. La ragione è che questi pianeti la cui natura dovrebbe essere rocciosa, hanno una taglia di poco superiore alla Terra avendo una massa, uno 4,2 volte superiore e gli altri due 6,7 e 9,4 volte maggiore. Sono inoltre molto vicini alla stella madre, pressappoco nell’area in cui gira il nostro Mercurio vicino al Sole, e dunque il loro anno dura rispettivamente quattro giorni, 10 e 20 giorni. La scoperta è stata possibile utilizzando uno speciale spettrografo noto come Harps (High Accuracy Radaial Velocity Planet Search) installato su un telescopio dell’European Southern Observatory a La Silla in Cile. La tecnica di rilevamento è sempre quella legata alle anomalie di comportamento dell’astro che rivelano a seconda della loro entità la presenza e le caratteristiche dei corpi circostanti. «Perfezionando le osservazioni ormai possiamo arrivare a cogliere l’esistenza di pianeti con masse di appena due volte quelle del nostro pianeta» commenta Mayor. Finora gli astronomi sono riusciti a scoprire l’esistenza di quasi trecento corpi planetari intorno ad altri astri della nostra galassia Via Lattea. Per la maggior parte, però, sono di grande taglia, analoghi al nostro Giove e questo dipende dagli strumenti di rilevazione. Ma i risultati di 13 anni di ricerche hanno portato Mayor ad una conclusione importante: «Possiamo dedurre , infatti, che circa un terzo di tutte le stelle simili al nostro Sole abbiano intorno pianeti di taglia contenuta». La sfida in corso è quella di realizzare osservatori in grado di fotografarli e nel giro di qualche anno gli astronomi giurano di riuscirci.
Articolo di Giovanni Caprara
fonte: ilcorriere.it
Probabilmente è un effetto ottico, ma sembra una statuina verde femminile a mani giunte inginocchiata.
MILANO – È una collinetta? Un semplice gioco di ombre? O veramente si tratta di qualche strana creatura marziana? Probabilmente non è il famoso omino verde quello scovato sulle alture del pianeta rosso ma un’insolita roccia. Tuttavia, le immagini catturate a fine del 2007 dalla sonda spaziale Spirit, e riprese ora da vari siti, hanno acceso un vivace dibattito in rete e messo in agitazione diversi blogger.

IMMAGINI – Bluff o clamorosa scoperta? Questi i fatti: si tratta di alcune affascinanti foto panoramiche scattate appunto da uno dei due robot della Nasa in missione sulla superficie marziana nell’ambito dell’operazione Mars Explorer. Nonostante le tempeste di sabbia che imperversano, sono ancora in attività le due rover robotizzate Spirit e Opportunity che dal 2004 hanno continuato a marciare sul suolo mandando immagini a 360 gradi e dati sulla conformazione del pianeta. Proprio uno di questi paesaggi è finito sotto la lente d’ingrandimento degli appassionati di astronomia. Dalle colline si intravede, infatti, un misterioso omino, apparentemente di colore verde che passeggia indisturbato. Anche i londinesi Daily Mail e Times si domandano a questo punto – un po’ironicamente – se effettivamente la sonda abbia scoperto finalmente la vita su Marte. Per il Daily Mail ha tutta l’aria di essere «una figura femminile che distende un braccio»; per il Times è «Bin Laden che si nasconde a 300 milioni di miglia di distanza dalla Terra».
COMMENTI – La notizia è naturalmente tra le più commentate: per molti si tratta semplicemente di un effetto ottico basato su luci e ombre – un po’ come fu per l’oramai celebre «volto» scovato sulla superficie di Marte. La foto è autentica secondo The Register – scattata appunto su Marte (in una lunga esposizione durata dal 6 al 9 novembre 2007, come dice espressamente la foto pubblicata sul sito della Nasa, l’ente spaziale americano afferma che la foto è in colori leggermente falsati in modo di aumentare i contrasti dell’immagine). E sarebbe stato un lungo e minuzioso esame, pixel dopo pixel, di vari astronomi amatoriali, a portare ora alla luce l’intrigante sagoma.
MISSIONE – Nessun commento è arrivato dall’agenzia statunitense. Per gli scienziati della Nasa la sonda Spirit ha effettivamente trovato alterazioni sulle rocce che dimostrerebbero ancora una volta che sul pianeta rosso c’era acqua. Secondo le prove raccolte in questi anni l’acqua potrebbe avere interagito e cambiato la composizione di queste rocce. Agli antipodi del pianeta rosso, Opportunity, aveva già individuato prove evidenti di un ambiente un tempo umido. Già i primi robot, Viking 1 e Viking 2, atterrati su Marte nel 1976, cercarono indizi della presenza di forme di vita elementari, ma senza successo. A ogni modo il presunto «alieno» genera curiosità, se non addirittura ilarità, ma quanto meno ci porta a domandarci nuovamente se siamo gli unici nell’universo?

fonte: www.corriere.it

Due pianeti somigliano in scala ridotta a Giove e Saturno Un gruppo internazionale di ricercatori appartenenti a undici Paesi hanno scoperto due pianeti extrasolari che sembrano la versione ridotta di Giove e Saturno I due pianeti orbitano intorno ad una stella grande la metà del nostro Sole a 5mila anni luce da noi. Si tratta di una scoperta importante, perché pur essendo stati scoperti negli ultimi anni molti pianeti al di fuori del Sistema Solare, si era sempre trattato di corpi molto più grandi dei nostri pianeti giganti. Questa è la prima volta che viene scoperto un sistema che in scala più piccola assomiglia al nostro. I due nuovi pianeti, insieme alla loro stella, assomigliano, in scala ridotta al nostro sistema solare per quanto riguarda le loro grandezze relative e l’intervallo orbitale rispetto alla stella. Hanno più o meno le stesse temperature di Giove e Saturno e come loro sono gassosi. La loro stella invece sarebbe fredda e debole.
Secondo quanto riferiscono su Science di questa settimana B. Scott Gaudi, coordinatore della ricerca internazionale, e colleghi Ohio State University, Columbus Oh, la scoperta è stata fatta grazie ad una tecnica chiamata «microlensing», un effetto di focalizzazione gravitazionale esercitato da oggetti di massa relativamente piccola (come quella di Giove), in cui la gravità esercitata dal pianeta o dalla stella agiscono come una lente che ingrandisce la luce proveniente da una stella di fondo. Studiando le caratteristiche di questa luce e come varia quando dei corpi gli passano avanti, gli scienziati possono dedurre le proprietà dei pianeti e della stella. Solo altri sei pianeti sono stati scoperti con questo metodo e in futuro, secondo gli scienziati, questa tecnica consentirà di scoprire nella nostra Galassia altri pianeti o sistemi planetari simili, in scala, al nostro Sistema Solare. Nel caso specifico, fu captata la presenza di questo sistema per la prima volta nel 2006 con l’Optical Gravitational Lensing Experiment (OGLE) e fu chiamato OGLE-2006-BLG-109. Successivamente con il Microlensing Follow Up Network guidato da Andrew Gould fu organizzato un consorzio internazionale di astronomi per osservare e studiare il sistema appena individuato. Il fatto che gli astronomi abbiano scoperto subito, usando la tecnica della microlensing, questi giganti gassosi fa supporre che versioni più piccole di sistemi solari simili al nostro siano molto comuni nella Via Lattea.
fonte: il corriere.it











